lunedì 14 aprile 2014

Jack e la Polychrest

Costa sottovento - Patrick O'Brian - Longanesi

Jack ruzzolò insieme agli altri, fu calpestato e, quando riuscì a districarsi dal groviglio di arti e di corpi, con un balzo si portò all'impavesata. «Goodridge! Goodridge! Potete portarla ad affiancarci?»
«Non oso, signore, non con la marea calante, ho solo un paio di braccia di profondità qui. Non avete barche?»
«No. Recuperate la gomena e intugliatene un’altra. Mi sentite?» Quasi non riusciva a sentire se stesso. I brigantini avevano virato di bordo e ora stavano facendo fuoco sul banco di sabbia dalle vicinanze del porto. Si tolse la giacca, posò la spada e mentre si tuffava in acqua un pezzo di ferro lo colpì alla testa, mandandolo quasi a fondo; ma, sebbene fosse intontito, il suo corpo reagiva automaticamente e ben presto la mano incontrò la murata della Fanciulla. «Issatemi a bordo», gridò.
Sedette sul ponte, ansimando, gocciolante. «C’è qualcuno che sa nuotare qui?» Silenzio, nessuna risposta. «Potrei provare attaccandomi a una grata», disse una voce ansiosa.
«Passatemi la cima», disse Jack, avviandosi alla biscaglina.
«Non volete sedervi e bere qualcosa? Siete tutto insanguinato, signore», domandò Goodridge supplichevole. Jack scosse il capo con impazienza e il sangue sprizzò sul ponte. Con la marea in fase calante, ogni secondo contava. Intorno alla Polychrest l’acqua era già più bassa di almeno sei pollici.
Scese la scaletta, si calò in acqua e si allontanò nuotando sul dorso. Il cielo era attraversato dai lampi delle esplosioni quasi continue e negli intervalli la luna brillava, incurvata come uno scudo. Di colpo Jack si rese conto che c’erano due lune che galleggiavano, si allontanavano l’una dall'altra, giravano, e Cassiopea non si trovava dove doveva essere. L’acqua gli riempì la gola. «Perdio, sono stanco, i sensi se ne vanno», disse e, rigirandosi, alzò la testa per rendersi conto della sua posizione. La Polychrest era lontana alla sua sinistra, non davanti a lui. E a bordo gridavano, sì, stavano gridando. La cima arrotolata a una spalla, si concentrò con tutte le sue forze, fissando la nave, tuffando il capo a ogni bracciata, rialzandolo per fissarla di nuovo; ma che deboli bracciate… certo, stava andando contro la corrente di marea. E come era pesante la cima!
«Così, sì, così va bene», disse, cambiando direzione per tener conto della corrente. Nelle ultime venti iarde gli parve che le forze si ravvivassero, ma riuscì soltanto a restare lì, sotto la poppa, senza più fiato per salire. A bordo si stavano agitando, cercavano di tirarlo su. «Prendete la cima, che Dio vi stramaledica tutti quanti», cercò di gridare con una voce che gli giungeva da lontano. «Portatela a prua e virate, virate…»
In fondo alla biscaglina Bonden lo aiutò a uscire dall'acqua, lo guidò sul ponte e là Jack rimase seduto su un barile di micce mentre il cabestano girava prima veloce, poi sempre più lentamente. E mentre il cabestano girava, l’onda lenta, insistente, sollevava la poppa della Polychrest, depositandola poi con un tonfo sulla sabbia indurita; e tutta l’artiglieria francese continuava a martellarla. Il carpentiere gli passò accanto di corsa con la stoppa in mano per tappare un’ennesima falla. La Polychrest era stata colpita almeno una dozzina di volte da quando era ritornato a bordo, ma per Jack quel fuoco ininterrotto non aveva importanza in quel momento, era solo un rumore di fondo, un semplice fastidio, un ostacolo all'opera che sola contava.
«Vira forte, vira forte!» gridò. Ora lo sforzo era al massimo; non un clic dalle castagne del cabestano. Jack barcollò fino a un posto vuoto su una barra e vi si gettò sopra con tutto il suo peso, scivolò sul sangue, puntò di nuovo il piede. Clic: tutto il cabestano gemeva. Clic. «Si muove», bisbigliò l’uomo accanto a lui. Uno stridere lento, esitante, poi l’onda arrivò da poppa e la nave si sollevò. «Galleggia! Galleggia!» Un entusiasmo selvaggio, e un’acclamazione lontana in risposta.
«Vira, vira», disse. Doveva essere liberata completamente. Ora il cabestano girava, girava più rapidamente di quanto la gomena potesse essere passata avanti; la Polychrest avanzò pesantemente nel canale profondo. «Basta virare. Tutta la gente a far vela. Signor Parker, tutto quello che si può spiegare.»
«Come? Chiedo scusa, signore, non ho…» Non importava. I marinai che avevano sentito erano già a riva: la vela di maestra lacerata venne spiegata, la vela di straglio di maestra era quasi intatta e la Polychrest aveva sufficiente abbrivo per governare, Jack la sentiva viva sotto di sé e la vita rinacque anche nel suo cuore, colmandolo. «Signor Goodridge!» gridò con rinnovato vigore, «tagliate i cavi e portatemi fuori del Ras du Point e poi filate un'alzana non appena vi sarete mossi.»
«Aye, aye, Sir.»
Andò alla ruota, portando la nave sul lato sopravvento del canale, in modo che il suo scarroccio non la facesse arenare di nuovo. Signore Iddio, com'era pesante e come arrancava sull'onda! E come era bassa sull'acqua. [...] «Signor Pullings, prendete con voi qualche marinaio svelto e cercate di raccogliere l'alzana. Che c’è, signor Gray?»
«Sei piedi d’acqua di sotto, signore, prego. E il dottore chiede se può mettere i feriti nella vostra cabina. Li ha spostati dall'infermeria al quadrato, ma ormai è allagato anche quello.»
«Sì. Certamente. Non potete turare ancora le falle? Le pompe entreranno in azione fra poco.» «Farò del mio meglio, signore; ma temo che non si tratti dei fori dei proiettili. La nave si sta aprendo come un fiore.»
[...]
E dopo quella mezz'ora, il tempo necessario a percorrere il canale e a provocare tutto quello sfacelo, la Polychrest avanzava così pesantemente, sforzando a tal punto l'alzana, che Jack chiamò la Fanciulla e il bastimento da trasporto perché gli si affiancassero.
Scese sottocoperta, aiutato da Bonden, e si assicurò della veridicità del rapporto disperato del carpentiere; dopo avere dato le disposizioni necessarie per il trasferimento dei feriti sulla corvetta e per la sistemazione dei prigionieri, mise al sicuro le sue carte. Mentre i tre velieri dondolavano sull'onda gentile della bassa marea, rimase seduto in coperta a guardare gli uomini stanchi che trasportavano dalla Polychrest i loro compagni, i loro averi e tutto il necessario.
«È tempo di andare, signore», disse Parker, con Pullings e Rossall pronti a sollevare il loro comandante fuoribordo.
«Andate», disse Jack. «Io vi seguirò.» Esitarono; poi, colta la nota appassionata nella sua voce e sul suo viso, passarono sulla corvetta e si trattennero all'impavesata. Il vento era girato e soffiava ora da terra; il cielo si andava schiarendo a oriente; erano fuori del Ras du Point, al di là delle secche, e l’acqua al largo era di un bell'azzurro profondo. Jack si alzò in piedi, si avviò, sforzandosi di camminare diritto, fino al portello sfondato di un cannone; saltò, un salto appena sufficiente a portarlo sulla Fanciulla, barcollò, poi si girò a guardare la sua nave. La Polychrest impiegò più di dieci minuti a colare a picco e a quel punto il sangue, quel poco che gli era rimasto, aveva formato una pozza ai suoi piedi. L’aria uscì in un sospiro dai boccaporti e la nave affondò lentamente, posandosi sul fondo, la punta degli alberi scheggiati che fuoriusciva di un piede dall'acqua.
«Vieni, fratello», gli disse Stephen all'orecchio, come in un sogno, «devi scendere da basso, stai perdendo troppo sangue. Vieni, vieni. Presto, Bonden, aiutatemi a trasportarlo.»

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