giovedì 12 dicembre 2013

Sherlock Holmes

Uno studio in rosso, Arthur Conan Doyle. Tutto Sherlock Holmes -  Newton Compton
Holmes non era certo un coinquilino difficile. Molto tranquillo, di abitudini regolari. Raramente rimaneva alzato dopo le dieci di sera e invariabilmente la mattina aveva già fatto colazione ed era uscito prima del mio risveglio. A volte passava la giornata nel laboratorio di chimica, a volte nella sala anatomica, altre volte facendo lunghe passeggiate che, a quanto pareva, conducevano nei quartieri più poveri ed emarginati della città.
Quando era in preda alla sua frenesia di lavoro si dimostrava infaticabile; ma ogni tanto subentrava la reazione, e allora rimaneva per giorni e giorni sdraiato sul divano del soggiorno, senza dire una parola né muovere un muscolo dalla mattina alla sera. In queste occasioni, notavo che i suoi occhi assumevano un'espressione talmente sognante e vacua che avrei potuto sospettare che facesse uso di droghe se la sua vita morigerata e cristallina non avesse smentito quel dubbio. [...]
Era alto quasi un metro e novanta ma la sua straordinaria magrezza lo faceva sembrare ancora più alto. Eccezioni fatta per quegli intervalli di torpore cui ho accennato, il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un'aria vigile e decisa. Il mento era prominente e quadrato, tipico dell'uomo d'azione. Le mani, invariabilmente macchiate d'inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia. [...]
Non studiava medicina. [...] Né sembrava avesse seguito un corso di lezioni in vista di una eventuale laurea in scienze o in qualsiasi altra materia riconosciuta che gli avrebbe permesso di entrare nel mondo accademico. Pure dimostrava un interesse e uno zelo straordinari per determinati studi e, entro limiti eccentrici, le sue cognizioni erano straordinariamente ampie e minuziose, tanto che le sue osservazioni mi sbalordivano. Nessuno avrebbe lavorato tanto, né raccolto tante nozioni così dettagliare, se non per uno scopo ben preciso. [...]
La sua ignoranza era notevole quando la sua cultura. Di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica era apparentemente a digiuno. Una volta che ebbi occasione di citare Thomas Carlyle mi domandò candidamente chi fosse e cosa avesse fatto. Ma la mia sorpresa raggiunse il colmo quando, per puro caso, scoprii che ignorava totalmente la teoria copernicana e la composizione del sistema solare. Che in questo diciannovesimo secolo un qualsiasi essere umano civilizzato non sapesse che la terra ruota intorno al sole mi sembrava una cosa talmente straordinaria da non crederci. [...]

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