giovedì 6 marzo 2008

Ubik

Titolo: Ubik
Autore: Philip K. Dick
Casa editrice: Fanucci

Ho divorato questo libro in appena due giorni e mezzo.
Come sempre nei confronti della fantascienza sono scettica. In questo caso poi, in quarta copertina, c'era solo scritto "Io sono vivo, voi siete morti". Diciamo che non so nemmeno io perché abbia scelto questo romanzo: ero nella feltrinelli e me lo sono ritrovato in mano. Come spesso mi succede, è il libro che ha scelto me.
Il fatto che la Fanucci abbia deciso di usare il rosa shocking per la copertina non c'entra niente ( :asd: ), anzi, devo ammettere, che in questo caso, quel colore l'ho trovato piuttosto fastidioso e inutilmente appariscente.

Non racconterò la trama perché, secondo me, qualsiasi passaggio svelato rovina l'atmosfera, la tensione, quel quid che ti fa restare sveglia tutta la notte, resistendo agli occhi che si chiudono, per sapere come prosegue la narrazione.
Dirò solo che mi ha preso tantissimo e che in certi momenti ho iniziato a farmi così tante domande da dover sospendere la lettura per restare 10-15 minuti a pensare e metabolizzare. Più di una volta, alla fine di un paragrafo, mi è sfuggito un "WOW!" ad alta voce, reazione, probabilmente infantile, al mondo e alle dinamiche create da Dick. L'epilogo, poi, mi ha lasciato completamente di stucco e non perché non l'avessi previsto: m'era venuta un'idea simile, ma non era abbastanza convincente. C'erano così tante cose poco chiare, confuse, sfumate, sovrapposte, contraddittorie che quella probabilità non riusciva a diventare certezza e quindi ho optato per un'altra teoria. Anche in questo, Dick è stato fenomenale.
In questo romanzo ho trovato in piccolo quello che avevo adorato della trilogia di Valis: il richiamo alla filosofia, al misticismo e alla spiritualità. E' sempre entusiasmante leggere come Dick cerca di spiegare il suo punto di vista sulla realtà, la sua visione del mondo, in modo assolutamente semplice ed elementare, pur ricorrendo a teorie non alla portata di tutti. La citazione del pensiero di Platone non me l'aspettavo e mi ha stuzzicato parecchio, soprattutto perché sono cose studiate molto tempo fa e che, da allora, non ho più avuto modo di affrontare (avendo scelto un percorso di studi di merda!).
Inoltre, il tema della realtà che non è reale e della manipolazione di quest'ultima tramite la mente e la volontà mi ha fatto venire in mente Matrix, che evidentemente non era poi così originale come ce l'hanno fatto passare. :asd:
Mi è piaciuto molto il mondo del 1992 immaginato da Dick: un mondo grottesco permeato di tecnologia. Tutto è elettronico e funziona con le monetine, persino la porta di ingresso di casa, che si rifiuta di aprirsi e tiene prigionieri gli inquilini finché non riceve il suo compenso. Sembra di trovarsi in una versione tecnologica del paese delle meraviglie di Alice, in cui la realtà si manifesta in modo assurdo e illogico.
Infine, ritengo geniali le piccole pubblicità che aprono ogni capitolo: l'Ubik è pubblicizzato in ogni forma e inizialmente non si riesce a capire se sia una presa in giro oppure abbia una utilità ai fini del racconto. Chiaramente ce l'ha!

Che dire ancora? Ubik promosso a pieni voti!

Avvicinandomi alla fantascienza che prima snobbavo mi son resa conto che 40 anni fa (anno più anno meno) avevano davvero una strana idea del progresso tecnologico, come se quest'ultimo potesse compiere straordinari, rapidi e ampi balzi in avanti: macchine volanti, viaggi spaziali, tecnologia onnipresente e predominante, organi artificiali, androidi, etc... Pensavano che 20, 30 o 40 anni potessero essere sufficienti per stravolgere completamente la realtà. Diciamo che con il senno di poi, mi sembra una prospettiva un po' troppo ottimistica.
Ad esempio, gli eventi di Ubik si svolgono nel 1992, ma il libro è stato scritto nel 1969. In 23 anni, secondo la fantasia di Dick, il genere umano avrebbe colonizzato la Luna, costruito macchine volanti, perfezionato la scienza medica al punto da mantenere le persone in semi-vita, congelate, ma coscienti (anche se in modo non continuo), etc... Se oggi penso a come sarà il mondo tra 23 anni, vedo nella migliore delle ipotesi una realtà a grandi linee immutata, magari con la tecnologia ancora più funzionale e presente, ma non credo che avremo colonizzato alcunché o scoperto la strada per la quasi-immortalità... Questo sempre se non ci saremo annientati l'uno con l'altro, ovviamente. Non vedo un futuro esageratamente progredito. Come facevano?
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