sabato 12 maggio 2007

Cadaveri innocenti

Titolo: Cadaveri innocenti
Autore: Kathy Reichs
Casa editrice: Rizzoli

Ho scoperto questa autrice seguendo la serie televisiva Bones. Infatti il personaggio di Bones è ispirato a quello dei libri di Kathy Reichs e a quest'ultima è stato chiesto di collaborare alle sceneggiature. Le similitudini, comunque, si riducono a poche cose: il personaggio principale ha lo stesso nome e la stessa professione, tutto il resto è assolutamente diverso, dall'ambientazione, alla caratterizzazione dei personaggi, alla presenza dei personaggi stessi. La protagonista, Temperance Brennan, ha due caratteri e modi di fare diversi nei romanzi e nel telefilm. Quella dei romanzi sembra molto più "umana" e meno razionale, mentre nel telefilm a volte sembra davvero un alieno per quanto è distaccata, fredda, professionale e "scientifica", anche nella vita privata. A me piace più quella del telefilm proprio perché i personaggi con caratteristiche estreme mi attraggono molto.

Il libro è un giallo o più precisamente un medical thriller. Tempe è un'antropologa forense che insegna all'Università del North Carolina e lavora presso il laboratorio di scienze giudiziarie e di medicina legale della provincia del Quebec. E' divorziata con una figlia al college, ha una sorella stramba e un collega affascinante dagli occhi azzurri. Sostanzialmente nel libro Tempe fa quello che fanno gli antropologi forensi: analizza le ossa dei cadaveri. E quindi la narrazione è ricca di descrizioni di traumi, fratture, incisioni, insetti e resti di tessuti molli in decomposizione. Non mancano le digressioni scientifiche sui metodi di raccolta delle informazioni e sull'analisi dei dati riscontrati, e non si tratta di tecniche fantascientifiche (come quelle che di solito si vedono nei telefilm), ma le azioni che compie Brennan nel suo laboratorio, sono le stesse che compie la Reichs che, prima di essere una scrittrice di successo, è un'affermata antropologa forense.
La trama è complicata e solo alla fine si ha un quadro d'insieme esaustivo, o almeno per me è stato così. Spesso l'autrice non ci comunica subito le conclusioni o le scoperte che fanno i vari personaggi, salvo poi venirne a conoscenza molti capitoli più in là, magari attraverso i resoconti che i personaggi in questione comunicano l'un l'altro. Ritengo che questo sia un espediente molto banale per tentare di far aumentare la tensione, suspense da quattro soldi, ed è una cosa che mi ha irritato molto leggendo perché a me mancava sempre un tassello per capire, mentre il personaggio aveva già ricevuto l'illuminazione. In sostanza, facendo un paragone con le avventure grafiche, è come quando raccogli un oggetto o compi un'azione senza sapere perché; a me piacciono molto di più quelle in cui i vari oggetti si sbloccano man mano che ti servono.
Per quanto mi riguarda, quindi, il libro ha prodotto tensione pressoché nulla, anche se il voler sapere come andasse a finire mi ha spinto a leggerlo con foga. Questo significa che non ritengo il libro proprio da buttare, l'averlo finito rapidamente indica che l'ho trovato interessante, a differenza di altri libri lasciati a metà per quanto fossero noiosi e insulsi (Tsugumi di Banana Yoshimoto su tutti). Tutto sommato è una lettura che scivola semplicemente, anche se magari l'autrice aveva altri scopi.

L'aspetto stilistico è quello che mi ha lasciato più insoddisfatta, anche se me lo aspettavo. I periodi sono semplicissimi e spesso troppo sintetici, ma se consideriamo che a scrivere è una "scienziata" risulta una cosa normale, anzi la chiarezza espositiva è senza dubbio da ammirare. Il lessico, quando non si arricchisce di termini specifici, è molto elementare. L'autrice ha la tendenza ad abbondare in descrizioni capziose e particolareggiate e questo per me è un difetto in quanto, spesso, la lettura diventa noiosa e il lettore si trova immerso in una serie di dettagli inutili. Io ritengo che non tutte le descrizioni debbano puntare sulla perfetta riproduzione dell'ambiente circostante, in certi frangenti un resoconto meno preciso ma più "sentito" è la scelta migliore. Quindi ben venga una descrizione dettagliatissima sull'arma del delitto, sulle ferite, sulla scena del crimine, ma ti prego non mi descrivere come si vestono i personaggi, a partire dalla protagonista. Chi se ne frega se indossa la tuta, i jeans o il pigiama? L'autrice si dilunga molto su questo genere di resoconti e spezza troppo spesso la narrazione, così se c'era un briciolo di tensione si esaurisce all'istante.
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